Shock da inflazione, redditi intaccati e strategie difensive
(pubblicato in Il Sole 24 Ore il 2022-08-10, p. 10)
di
Andrea Monticini
Uno shock da domanda o uno shock da offerta possono generare inflazione nell’economia. Seppur
diversi come genesi, non ci sono motivi per escludere che i due differenti tipi di shock, da domanda
e da offerta, possano essere contemporanei, con le relative conseguenze sull’inflazione e gli
eventuali differenti rimedi. In questo periodo, l’inflazione negli Stati Uniti deriva da un
contemporaneo shock da domanda e da offerta, per contro, in Europa, lo shock è da offerta. Per
quale motivo l’inflazione è un problema per il sistema economico? In particolare, l’inflazione è un
problema per famiglie, imprese, per lo Stato allo stesso modo, oppure alcuni soggetti economici
possono avvantaggiarsi dalla presenza dell’inflazione?
Per rispondere a queste domande, appare utile sottolineare quali siano i costi dell’inflazione.
A questo proposito, la prima distinzione va fatta tra inflazione attesa e inflazione inattesa.
L’inflazione è attesa (anticipata) quando i soggetti economici sono in grado di prevedere
perfettamente il tasso di inflazione futuro. In questo caso, puramente teorico, gli agenti economici
sono in grado di incorporare nelle proprie scelte di consumo ed investimento la presenza di un
aumento dei prezzi. I costi dell’inflazione attesa sono di tre tipi. In primo luogo, si deve porre
attenzione alla gestione delle proprie finanze. Infatti, detenere moneta, in presenza di inflazione,
produce una perdita del potere di acquisto, pertanto occorre dedicare tempo e risorse ad una corretta
gestione della propria liquidità, cercando di minimizzarla. Per contro, se non ci fosse inflazione, un
soggetto potrebbe detenere liquidità senza perdere potere d’acquisto.
In secondo luogo, l’inflazione, anche se perfettamente attesa, distorce il sistema di tassazione.
Infatti, di solito, i sistemi di tassazione non sono indicizzati all’inflazione: se per ipotesi i salari
sono perfettamente indicizzati, l’inflazione spinge il contribuente verso uno scaglione nominale più
alto perché il salario nominale (e non reale!) è aumentato (fiscal drag).
In terzo luogo, le imprese con inflazione elevata sono costrette a stampare con frequenza elevata i
propri listini di prezzo, aggiornandoli. In sintesi, l’inflazione anticipata pur diminuendo l’efficienza
del sistema economico ha effetti tutto sommato limitati. Effetti ben peggiori si hanno con
l’inflazione inattesa. In primo luogo, l’inflazione inattesa produce un’arbitraria redistribuzione del
reddito e della ricchezza tra i soggetti economici.
Si pensi ad un rapporto di debito. In questo caso, l’inflazione inattesa darà un vantaggio al debitore
che dovrà restituire in termini reali al creditore un ammontare di denaro inferiore a quanto pattuito
inizialmente. In altre parole, l’inflazione “frega” i creditori. Non a caso, nella storia, gli Stati hanno
utilizzato l’inflazione proprio come strumento per diminuire il debito pubblico, a spese dei creditori,
cioè di chi aveva in precedenza acquistato quei titoli di debito pubblico. In generale, chi ha un
reddito fisso è penalizzato dall’inflazione inattesa, rispetto a chi percepisce un reddito variabile.
In secondo luogo, l’inflazione inattesa aumenta l’incertezza, rendendo difficile per le imprese
decidere se effettuare o meno un investimento, non essendo chiaro quale possa essere il tasso di
interesse reale futuro. Più in generale, l’incertezza dovuta al rischio di inflazione spinge gli agenti
economici ad evitare impegni monetari a lungo termine, facendo venire meno sui mercati finanziari
l’offerta di protezione assicurativa che questi contratti solitamente offrono. In terzo luogo,
l’inflazione inattesa distorce il rapporto dei prezzi tra differenti beni e servizi. Le economie di
mercato fanno riferimento ai prezzi relativi per allocare le risorse: i consumatori decidono che cosa
acquistare facendo confronti di qualità e prezzi di vari beni e servizi. Se i prezzi non crescono tutti
allo stesso modo, si ha una distorsione del sistema dei prezzi relativi, si pensi al poderoso aumento
dei prezzi dei beni energetici negli ultimi mesi, rispetto al prezzo di tutti gli altri beni.
Come si vede, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’inflazione in via teorica non causa una
perdita di potere di acquisto, infatti i prezzi dei beni e servizi pagati dai consumatori sono ricavi per
i venditori, incluso chi presta lavoro. In altre parole, nell’irrealistica ipotesi che tutti i prezzi
aumentino contemporaneamente ed in pari misura (attraverso una perfetta indicizzazione), i redditi
nominali cambierebbero esattamente come i prezzi, escludendo qualsiasi effetto reale. Ovviamente,
senza una perfetta indicizzazione, alcuni soggetti avranno una perdita di potere di acquisto a favore
di altri. Avendo passato in rassegna i principali costi dell’inflazione, si capisce come sia importante per la
politica economica riuscire a contrastare l’inflazione. Purtroppo, lo shock inflazionistico che stiamo
sperimentando è uno shock da offerta, in questo caso la politica monetaria e fiscale sono poco
efficaci perché agiscono sul lato della domanda.